sabato 4 febbraio 2017

2-2017 Brevemente

E pure gennaio è passato, bene così, vuol dire che ci avviciniamo alla stagione delle piogge. Devo ammettere però che quest’anno la stagione secca non è così male come l’anno scorso e che anche il mio corpo si è abituato, basta considerare che se la temperatura scende sotto i 25 gradi sento freddo… Lol…

In questi giorni abbiamo avuto la visita del nostro ministro generale, fr. Michael Perry e con lui abbiamo preso alcuni contatti importanti per la nostra missione, soprattutto  con CRS - Catholic Relief Service - con i quali collaborerò per organizzare seminari su “Pace e Riconciliazione” per i giovani di Juba e all’interno degli IDP Camps - Internal displaced people -  campi di protezione dei civili gestiti dai caschi blu delle Nazioni Unite.

Allego alcune foto del campo dove ogni settimana andiamo a fare servizio come assistenza spirituale e con seminari di educazione alla pace.


All'interno del primo hangar che vedete sulla sinistra è dove celebriamo la messa.


Un altro pezzettino della nostra vita qui a Juba.

Pace e ogni bene a tutti

Abuna Loro!!

domenica 22 gennaio 2017

1/2017

Non possiamo certo pretendere, o forse sì?, precisi lavori ingegneristici credo, soprattutto quando a seguire i lavori è uno come me che di ingegneria sa solo che è una materia universitaria, le misure le prende a occhio e l’estetica è superiore alla funzionalità….

Abbiamo costruito, hanno, uno schelter (non so come si dica in italiano) per le macchine che presenta due impressionanti caratteristiche:
1) E’ talmente alto che le macchine sono all’ombra solo a mezzogiorno quando il sole è a picco
2) è talmente stretto che per parcheggiare devo fare almeno tre manovre

Comunque, oggi penserò a qualche soluzione... forse...

La vita a Juba prosegue bene, per quello che ci è concesso, ma nel resto del paese la situazione è quasi insostenibile.

In fraternità ci sono dei cambiamenti: fr. Jesus Aguirre dal Messico ritorna a casa per un anno, mentre giovedì arriva un frate polacco, quindi saremo di nuovo in due e il lavoro è tantissimo, ma il Signore dà sempre la grazia necessaria quindi non sono preoccupato.

Ecco due foto



E nel frattempo i nostri ragazzi continuano a lavorare producendo bellissime croci da vendere in tutto il mondo, sempre che qualcuno voglia continuare ad acquistarle per mantenere i giovani della nostra parrocchia



Per ora è tutto

Pace e ogni bene

Federico

martedì 27 dicembre 2016

40-2016 Dicembre a Juba e buon natale a tutti

E ci siamo, un altro dicembre che è poi praticamente finito, e qui dicembre significa inizio della stagione calda. 

Per Natale ci è stato fatto un bellissimo regalo, ossia giornate di pace, sembrerà strano, ma qui non sono scontate. Le voci non erano delle migliori e invece non è successo nulla, per lo meno qui a Juba. Il Paese certo è ancora molto instabile, ma si continua a sperare alla grande e ad affidarsi.

In molti mi hanno scritto dicendo, con parole diverse: "chissà che bello il Natale lì da voi, senza tutta questa confusione per far regali, senza consumismo e solo un bel Natale dell'attesa del Signore". Certo parole vere, ma non nego che lo scambio di regali, in famiglia e con alcuni amici è una cosa bella e che mi manca ogni anno.

Provate ad immaginare voi un Natale senza luci, dove non cambia nulla nella vostra città o nella vostra casa, la radio che trasmette le normali canzoni di tutti i giorni e fare del 25 solo una giornata in cui si va a Messa… vi piacerebbe?
Nessun pacchetto da aprire, non vedere volti che si rallegrano perché avete fatto un regalo davvero apprezzato; nessun pranzo speciale, ma il cibo che si mangia 365 giorni l'anno, vi piacerebbe? A me avrebbe fatto piacere ricevere regali e soprattutto farne e questo non avrebbe tolto nulla alla mia fede, anzi mi avrebbe dato un'occasione in più di ringraziamento. Il cristianesimo ha cambiato la nostra cultura, avete mai vissuto in un paese senza radici cristiane? Provate…  e la nostra cultura ci porta ad un Natale fatto di luci e di regali scambiati, che poi la società (NOI) ne abbiamo fatto SOLO altro, beh dipende anche dal singolo e dal suo essere libero e quindi vi dico:

Apprezzate ciò che avete!

Anche qui ai giovani piacerebbe fare regali, ma non possono. Ai bambini piacerebbe ricevere regali, ma non ne ricevono. A tutti piacciono le città illuminate per Natale che hanno visto in qualche film, ma non accade nulla. Rimpiango di non avere luci da mettere in chiesa, l'anno prossimo ne devo portare dall'Italia. Sono segni esteriori che riescono a dare anche un po' di gioia, fanno sentire che c'è qualche cosa di diverso. Lo Spirito se non si incarna è morto. E allora anche quella gioia che ci viene data perché l'Emanuele è in mezzo a noi, dimostriamola, illuminiamo la nostra vita e facciamoci regali, chi può, e se fatti con lo spirito giusto, non perderà sicuramente il vero significato del Natale.

Auguri a tutti e pregate per noi!
Abuna Loro

giovedì 1 dicembre 2016

39/2016 Fund raising per giovani

Cari amici,


finalmente un'idea che sembra portare qualche frutto. 

Con i giovani della parrocchia abbiamo deciso di iniziare un progetto per fund-raising del gruppo in modo da sovvenzionare le attività parrocchiali e non solo. Grazie ad una ragazza esperta in lavori con le perline i ragazzi si sono messi a produrre piccole croci e rosari da vendere. Grazie ad alcuni di voi sono già arrivati diversi ordini e speriamo che  possano continuare, se siete interessati potete contattarmi direttamente via mail all'indirizzo fratefederico@gmail.com  

La cosa bella non è solo l'aiuto economico che arriverà ai giovani, ma soprattutto vederli lavorare tutti i pomeriggio qui in parrocchia. Ho dovuto dire al guardiano della chiesa di non aprire prima delle 15.00 se no sarebbero sempre qui. Si divertono, fanno qualche cosa di creativo e tutti insieme. Di solito le attività sono rigorosamente separate maschi e femmine, invece questo lavoro dà loro la possibilità di lavorare congiuntamente, in più ci sono sia i più piccoli sino ai ragazzi già sposati. Si sta creando davvero una buona comunione e questa è la cosa più bella.

Purtroppo la situazione nel paese non sta andando bene, abbiamo bisogno davvero delle vostre preghiere, se anche questo piccolissimo progetto dovesse fallire causa la guerra sarebbe davvero triste. Da quando sono tornato a settembre i ragazzi è la prima volta che parlano al futuro grazie a ciò che possono guadagnare con il frutto delle loro mani.

Vi ringrazio tutti per il vostro supporto

Pace e ogni bene




















domenica 20 novembre 2016

POPE: FULL TEXT OF HOMILY FOR SOLEMNITY OF CHRIST THE KING


Homily of His Holiness Pope Francis

Solemnity of Our Lord Jesus Christ, King of the Universe

20 November 2016

The Solemnity of Our Lord Jesus Christ, King of the Universe, is the crown of the liturgical year and this Holy Year of Mercy.  The Gospel in fact presents the kingship of Jesus as the culmination of his saving work, and it does so in a surprising way. "The Christ of God, the Chosen One, the King" (Lk23:35,37) appears without power or glory: he is on the cross, where he seems more to be conquered than conqueror. His kingship is paradoxical: his throne is the cross; his crown is made of thorns; he has no sceptre, but a reed is put into his hand; he does not have luxurious clothing, but is stripped of his tunic; he wears no shiny rings on his fingers, but his hands are pierced with nails; he has no treasure, but is sold for thirty pieces of silver.

Jesus' reign is truly not of this world (cf. Jn 18:36); but for this reason, Saint Paul tells us in the Second Reading, we find redemption and forgiveness (cf. Col 1:13-14). For the grandeur of his kingdom is not power as defined by this world, but the love of God, a love capable of encountering and healing all things. Christ lowered himself to us out of this love, he lived our human misery, he suffered the lowest point of our human condition: injustice, betrayal, abandonment; he experienced death, the tomb, hell. And so our King went to the ends of the universe in order to embrace and save every living being. He did not condemn us, nor did he conquer us, and he never disregarded our freedom, but he paved the way with a humble love that forgives all things, hopes all things, sustains all things (cf. 1 Cor 13:7). This love alone overcame and continues to overcome our worst enemies: sin, death, fear. 

Dear brothers and sisters, today we proclaim this singular victory, by which Jesus became the King of every age, the Lord of history: with the sole power of love, which is the nature of God, his very life, and which has no end (cf. 1 Cor 13:8). We joyfully share the splendour of having Jesus as our King: his rule of love transforms sin into grace, death into resurrection, fear into trust.

It would mean very little, however, if we believed Jesus was King of the universe, but did not make him Lord of our lives: all this is empty if we do not personally accept Jesus and if we do not also accept his way of being King. The people presented to us in today's Gospel, however, help us. In addition to Jesus, three figures appear: the people who are looking on, those near the cross, and the criminal crucified next to Jesus.

First, the people: the Gospel says that "the people stood by, watching" (Lk 23:35): no one says a word, no one draws any closer. The people keep their distance, just to see what is happening. They are the same people who were pressing in on Jesus when they needed something, and who now keep their distance. Given the circumstances of our lives and our unfulfilled expectations, we too can be tempted to keep our distance from Jesus' kingship, to not accept completely the scandal of his humble love, which unsettles and disturbs us. We prefer to remain at the window, to stand apart, rather than draw near and be with him. A people who are holy, however, who have Jesus as their King, are called to follow his way of tangible love; they are called to ask themselves, each one each day: "What does love ask of me, where is it urging me to go? What answer am I giving Jesus with my life?"

There is a second group, which includes various individuals: the leaders of the people, the soldiers and a criminal. They all mock Jesus. They provoke him in the same way: "Save yourself!" (Lk 23:35,37,39). This temptation is worse than that of the people. They tempt Jesus, just as the devil did at the beginning of the Gospel (cf. Lk 4:1-13), to give up reigning as God wills, and instead to reign according to the world's ways: to come down from the cross and destroy his enemies! If he is God, let him show his power and superiority! This temptation is a direct attack on love: "save yourself" (vv. 37,39); not others, but yourself. Claim triumph for yourself with your power, with your glory, with your victory. It is the most terrible temptation, the first and the last of the Gospel. When confronted with this attack on his very way of being, Jesus does not speak, he does not react. He does not defend himself, he does not try to convince them, he does not mount a defence of his kingship. He continues rather to love; he forgives, he lives this moment of trial according to the Father's will, certain that love will bear fruit.

In order to receive the kingship of Jesus, we are called to struggle against this temptation, called to fix our gaze on the Crucified One, to become ever more faithful to him. How many times, even among ourselves, do we seek out the comforts and certainties offered by the world. How many times are we tempted to come down from the Cross. The lure of power and success seem an easy, quick way to spread the Gospel; we soon forget how the Kingdom of God works. This Year of Mercy invites us to rediscover the core, to return to what is essential. This time of mercy calls us to look to the true face of our King, the one that shines out at Easter, and to rediscover the youthful, beautiful face of the Church, the face that is radiant when it is welcoming, free, faithful, poor in means but rich in love, on mission.  Mercy, which takes us to the heart of the Gospel, urges us to give up habits and practices which may be obstacles to serving the Kingdom of God; mercy urges us to orient ourselves only in the perennial and humble kingship of Jesus, not in submission to the precarious regalities and changing powers of every age.

In the Gospel another person appears, closer to Jesus, the thief who begs him: "Jesus, remember me when you come into your kingdom" (v. 42). This person, simply looking at Jesus, believed in his kingdom. He was not closed in on himself, but rather – with his errors, his sins and his troubles – he turned to Jesus. He asked to be remembered, and he experienced God's mercy: "Today you will be with me in paradise" (v. 43). As soon as we give God the chance, he remembers us. He is ready to completely and forever cancel our sin, because his memory – unlike our own – does not record evil that has been done or keep score of injustices experienced. God has no memory of sin, but only of us, of each of us, we who are his beloved children. And he believes that it is always possible to start anew, to raise ourselves up.

Let us also ask for the gift of this open and living memory.  Let us ask for the grace of never closing the doors of reconciliation and pardon, but rather of knowing how to go beyond evil and differences, opening every possible pathway of hope. As God believes in us, infinitely beyond any merits we have, so too we are called to instil hope and provide opportunities to others. Because even if the Holy Door closes, the true door of mercy which is the heart of Christ always remains open wide for us. From the lacerated side of the Risen One until the very end of time flow mercy, consolation and hope.

So many pilgrims have crossed the threshold of the Holy Doors, and far away from the clamour of the daily news they have tasted the great goodness of the Lord. We give thanks for this, as we recall how we have received mercy in order to be merciful, in order that we too may become instruments of mercy. Let us go forward on this road together. May our Blessed Lady accompany us, she who was also close to the Cross, she who gave birth to us there as the tender Mother of the Church, who desires to gather all under her mantle. Beneath the Cross, she saw the good thief receive pardon, and she took Jesus' disciple as her son. She is Mother of Mercy, to whom we entrust ourselves: every situation we are in, every prayer we make, when lifted up to his merciful eyes, will find an answer.

sabato 19 novembre 2016

38/2016 Nuovi arrivi a Juba

Beh che dire? Di solito sono immagini che si vedono in TV, ma qui sono carne. Stamattina presto quando sono uscito da casa per andare a celebrare Messa ho trovato fuori dal cancello della Chiesa un grosso camion con dentro più o meno di tutto, il che non è molto, ma è tutto vista la situazione in cui mi trovo. C'erano materassi, ciotole, sacchi con alcuni vestiti, alcune sedie e poco altro.

Un altro villaggio è stato costretto ad evacuare! Gangi. Gangi si trova a circa 50 km da Juba e ci vogliono quasi tre ore di macchina per raggiungerlo. La guerra e la fame hanno decretato la sua fine fino a non si sa quando. Nel giro di una settimana è la seconda comunità che arriva qui in Parrocchia. Persone che non hanno quasi nulla che per salvarvi vanno dove non hanno davvero nulla. non hanno certo la possibilità di salire su barconi e raggiungere la nostra cara Europa, questi sono ad un livello inferiore.

Entro stasera saranno tutti sistemati, ma poi si dovrà provvedere al cibo e per alcuni pagare affitto da qualche parte, in qualche stanza o capanna condivisa con chissà chi. Si sta già facendo il censimento. Ora su otto villaggi che avevamo dove andare a fare servizio ne è rimasto uno solo.

Mentre sono qui che scrivo la mail sento fuori i ragazzini che gridano e giocano e ogni tanto qualcuno grida GOAAALLL!! E' così che il Sud Sudan va avanti, con i piccoli che continuano a fare goal e ancora capaci di giocare col pallone sgangherato e a piedi nudi sui sassi.

Pace

Abuna Loro


giovedì 3 novembre 2016

37/2016 - Ritorno a Juba

è davvero tantissimo tempo da quando ho pubblicato l'ultimo post, non mi ricordo nemmeno di che cosa avessi parlato…. anyway, back on track now. Ah no, qui è il blog italiano, ci provo.

Beh, credo tutti sappiate che sono tornato a Juba il 1 settembre dopo quasi due mesi di ferie - c'è chi può e chi non può - passate tra UK e Italia. Durante quei giorni a Juba era scoppiata una breve ma assai intensa guerra civile e casa nostra si trovava proprio in mezzo alle due fazioni combattenti. In quei giorni i due frati rimasti hanno passato la maggior parte del tempo sdraiati sul pavimento per ridurre la possibilità di essere colpiti da proiettili vaganti. Quasi tutte le chiese della città, compresa la nostra, sono diventate zone di soccorso con molta gente che ha trascorso giornate in Chiesa tra mura un po' più spesse delle proprie capanne di fango.
Dopo qualche giorno i combattimenti sono finiti, ma la situazione rimaneva assai precaria e incerta. To cut a long story short, ai frati fu suggerito di lasciare il paese per qualche tempo. E così ecco che sono tornato io il 1 settembre. Sono rimasto in casa da solo, con un prete diocesano per quindici giorni poi mi ha raggiunto fr. Jesus Aguirre e al momento siamo ancora no due e devo dire che le cose vanno molto bene.

Come diceva un saggio frate, quando i cavalli finiscono fanno correre anche i somari e quindi eccomi come parroco della nostra bella parrocchia che comprende parecchie attività più diversi centri in alcuni villaggi limitrofi e quattro cappelle all'interno di un IDP camp. Il lavoro non manca.

La situazione, almeno in capitale, è abbastanza tranquilla, ma fuori città non si può andare. Da fine giugno non siamo più andati nei villaggi (solo in uno un mesetto fa) ma per il resto niente. Nel primo villaggio fuori Juba ho saputo che hanno rubato tetto e porte della cappella… nel secondo villaggio… non c'è più, ci sono passato davanti e non c'erano più capanne ne altare sotto l'albero dove di solito si celebrava… e in quelli più lontani hanno invece problemi davvero grossi, per strada ci sono troppi gruppi armati. Spero che la situazione migliori il prima possibile per visitare quelle piccole comunità.

La guerra comunque non ferma la gioia e in Parrocchia abbiamo avuto un'ottima giornata dei giovani, direi anche nottata visto che abbiamo passato la notte svegli nel compound della Chiesa. E' stato molto bello e le foto che allego riguardano proprio quella festa.

Per ora è tutto

Pace e ogni bene

Salaam takum

Abuna Loro

With the group of Lotuko Dance


Miscellanea with the Drama Group


Chierichetti troppo felici

Selfie con gli attori


Ballo iniziale di benvenuto da parte del gruppo giovani